Il Promontorio del Poro

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Impressionante albero a Capo Vaticano
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La baia del granchio
Antiche rovine a Maierato
Monte Poro - l'entroterra
Paesaggio di Monte Poro
Archi a Spilinga
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Torre Marrana

 

Il Poro è un’isola geografica che si innalza tra le due principali pianure tirreniche calabresi, la piana di Santa Eufemia e quella di Gioia Tauro, ed è racchiuso tra gli omonimi golfi, raggiungendo, nel punto più alto, i 711 m s.l.m. (Monte Poro di Ioppolo). A Occidente, il Poro è cinto dal Mar Tirreno, e vi giunge con terrazzamenti dolci e ondulati digradanti verso la costa, o con dirupi vertiginosi sul versante Ioppolo- Coccorino, dove affiora la struttura granitica del promontorio. A est e a sud- est il Poro è delimitato dal fiume Mèsima; a nord-est dal fiume Angìtola.

La regione geografica a cui Tropea e i paesi del litorale fanno riferimento – il Promontorio del Poro – è un autentico scrigno custode di gioielli ambientali:
1 Le falesie del litorale di Briatico.
2 Gli arenili dorati di Tropea, Riaci, Formicoli e Torre Marino.
3 Le scogliere granitiche della Punta di Zambrone, Parghelia e Capo Vaticano.
4 Le pieghe umide e ombrose nei valloni percorsi dalle fiumare.
5 Il pittoresco altopiano.
6 Il versante vertiginoso di Ioppolo- Coccorino.

Dal greco poros, “passaggio, valico”, terra di transito, di passaggio obbligato, da sempre una porta verso la Calabria meridionale e la Sicilia. Di figura ovoidale, il Promontorio è proteso nel Mar Tirreno e guarda la punta dello stivale, lo Stretto di Messina e la Sicilia. Ha una superficie di 665 kmq e comprende 27 comuni, costituendo buona parte della provincia di Vibo Valentia, istituita nel 1992. I centri più importanti del litorale sono: Pizzo, Vibo Marina, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Capo Vaticano, Ricadi, Ioppolo, Nicotera. I comuni principali sul versante nord- orientale sono Vibo Valentia (capoluogo), Ionadi, San Gregorio d’Ippona, Mileto; sul versante sud- orientale, San Calogero e Nicotera. L’altopiano ha una superficie di 4300 ettari (un ettaro equivale a 10000 mq) e appartiene ai comuni di Drapia, Spilinga, Ioppolo, Rombiolo, Filandari, Zungri, Zaccanopoli, Cessaniti.

Per quanto riguarda la viabilità, la principale arteria del Poro (costruita tra il 1860 e il 1900), da Torre Galli giunge a Mesiano, collegando Tropea a Vibo Valentia e attraversando tutto l’altopiano con 5km di rettilineo. Su questa arteria si incontrano le deviazioni per tutti i centri dell’altopiano e delle sue pendici. Dall’aeroporto militare a Vibo è la ss18, un tratto della via Popilia romana. Nel cuore del Poro è il quadrivio di Zungri. L’entroterra, e in particolare l’altopiano, ancora ricco di verdi pascoli, è zona dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Da queste parti si prepara il pregiato pecorino. Dal Poro, e precisamente da Spilinga, viene la nduja e, nell’area attorno a Tropea – corrispondente più o meno agli antichi casali della città – viene coltivata la cipolla rossa. Qui trova pure grande diffusione il peperoncino piccante.

In età antica il Poro era ricoperto da un manto boschivo, oggi completamente eliminato per far posto a colture cerealicole e foraggere. Il Poro, nelle sue alte quote, si dilata in una estensione dolce ma non piatta. I suoi campi sono perennemente ricchi del verde chiaro delle colture che i contadini ad ogni stagione rinnovano. A Torre Galli l’altopiano cede alle fiancate scoscese e degradanti, e il rettifilo a tortuose asprezze stradali che si esauriscono dove è Tropea, la cittadina posta su una base sorgente dal mare. A Torre Galli – uno dei siti protostorici più importanti del Mediterraneo occidentale – fiorì una grande civiltà della prima età del Ferro, la quale precede l’arrivo dei Greci.

La costruzione signorile di Torre Galli – edificata attorno alla metà dell’800 – proprietà della famiglia Galli di Tropea – domina il territorio da un’altura posta a 618 m s.l.m. Attualmente è in stato di abbandono. Il complesso è stato danneggiato dai terremoti del 1905 e del 1908 e, successivamente, da un incendio fortuito. Adibito a residenza estiva, possedeva una cappella, dove celebrava messa il parroco di Spilinga o di Caria, permettendo alla famiglia Galli, ai contadini e ai coloni, di adempiere al precetto della messa domenicale. In mancanza di campana, lo sparo di un mortaretto richiamava i fedeli.

Tra le peculiarità del Poro, abbiamo la più alta concentrazione di insediamenti rupestri in Calabria: dal villaggio ben strutturato ai piccoli nuclei- villaggio, dalle grotte isolate, legate alle pratiche agricole, alle grotte- oratorio e alle grotte eremitiche, ricavate nelle piattaforme rocciose. Le grotte, spesso scavate a poca distanza l’una dall’altra, generavano comunità rurali e una corrispondente civiltà rupestre che utilizzava sapientemente le risorse naturali. La civiltà rupestre, caratteristica dei paesi mediterranei, è per noi un modello di interazione equilibrata, non distruttiva e degenerativa, fra l’uomo e il suo ambiente.

Più giù, discendendo attraverso i ripidi gradoni collinari, si svelano ricchezza insolite di scenari paesaggistici movimentati e vari, con una sequenza di circoscritte spiaggette, chiuse da pietrose barriere, movimentate da scogliere granitiche, con i fondali sempre nitidi e tersi, con le spiagge ricche di un tappeto sabbioso bianco e fine. È il litorale che si snoda da Pizzo a Nicotera, e che nel suo epicentro tiene alta sul mare la rupe di Tropea.

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